Childhood memories of my mother’s Clafoutis and Red currant Clafoutis / Ricordi del Clafoutis di mia madre e il mio Clafoutis ai ribes

Clafoutis 1

Clafoutis. This dessert evokes many different images in my mind. The oven glowing with a warm yellow light, just like a lighthouse at the far right side of the kitchen, filling the room with the sweet and dense scent of cherries and fresh cream. I cherished those moments when – even though it sounds so un-poetic – my mom would take the bag of precooked pitted black cherries from the kitchen cupboard because I knew exactly what was coming on.It seemed a miracle to me that such an easy concoction of ingredients would result in a rich, sweet and fragrant dessert. A few easy steps: butter the mould, spread the cherries on the bottom, pour a mixture of egg, cream, sugar and flour then pop in the oven and wait about 45′. The pale yellow batter would slowly blend with the cherry juice in pretty dark violet stains all across the golden crust and the fruits would make little craters in the cake creating a moon-like surface. I stared at the oven while the cake baked, with excited anticipation, watching the juices bubble and caramelise and waiting for the timer to ring. I even slightly burned my forehead once, as my face approached the oven door in such a trance. The cake had to be left a while to cool but I would swallow my dinner so quickly I could have eaten it boiling hot, were it not for the other table companions who ate at an unnerving slow pace. I impatiently awaited for the others to finish their dishes, legs swinging under the table and mouth watering. Then it came, as a ritual the sweet would be quickly dusted with powdered sugar. The slices served would always drop a cherry during the mould-to-plate trip, an invitation I would never miss out on. With my quick fingers I would snatch all of them, not only mine but those which fell from my mum, dad and sister’s slice and bickering was not unusual. I am pretty sure I got away with it only because of one of my primary qualities: being a pain in the ass. Letting me get away with it was merely a strategy to avoid any further problems and headaches. The cherries had a thick and compact skin, which would break under my teeth releasing the sweet, warm and juicy pulp in little pops of flavours. The slices looked like someone had tried to merge crème caramel and a cake, the batter thickened in a dense and creamy dough rather than solidify into a wobbly dessert and this made it more magical to my eyes. The first spoonful was savoured religiously, taste buds welcoming the rich creamy texture perfectly balanced with a hint of vanilla beans, it melted slowly on the tongue and had a domino effect on my mind. I had to have it all. I had to eat it all. And so I did, as quickly as only I (and my father) am able to clean up a plate of good food. I can’t recall eating clafoutis after my childhood, but probably the memory is so deeply engraved with this recollection that in my mind it feels this way.

I was longing for a clafoutis but this year I missed the cherries, my trip to London coincided with the last days before the heavy rain spoilt the harvest. No cherry clafoutis for me. But luckily the red currant plants gave us so many fruits that I easily found a solution and my desire for clafoutis was satiated. Unlike the cherry version this one is particularly interesting in its contrasts. The slightly acidic taste of the berries is mellowed by the enveloping quality of the batter, soft, creamy with a delicate and rounded vanilla scent. Being on a diet a made little ramekins but you can make a big clafoutis by doubling the quantities, and of course you can add whatever fruit or nuts you choose.

Red currant clafoutis
Makes 4 small ramekins (about 9 cm diameter)

50 g AP flour
50 g sugar
100 ml milk
70 ml fresh cream
an egg
8 tablespoons redcurrants
a teaspoon of vanilla extract

Butter 4 ramekins and sprinkle the bottom of each one with plenty of redcurrants to cover completely their surface.
Beat the egg, sugar and vanilla with a whisk until you have a light yellow mix.
Add the flour while you keep mixing with a whisk, then add the milk and cream slowly, stirring constantly.
Pour the mixture over the red currants, filling the molds up to a cm from the edge, then put them in a preheated oven at 180° C for about 30′.
Time is only indicative as the clafoutis is ready when the surface is pretty golden.
Remove from the oven and let cool slightly.
Sprinkle with powdered sugar and serve warm.

Clafoutis 2

Ricordi del Clafoutis di mia madre e il mio Clafoutis ai ribes

Clafoutis. Questo dolce evoca molti ricordi nella mia mente. Il forno incandescente di una luce giallo calda simile ad un faro, in fondo e a destra della cucina, riempie la stanza con il profumo dolce e denso di ciliegie e panna fresca. So che suona poco poetico ma ricordo come se fosse ieri la gioia mista ad anticipazione che provavo quando mia madre prendeva dalla dispensa della cucina la busta con le ciliegie precotte. Nessun margine di dubbio, avrebbe preparato un clafoutis. Ai miei occhi di bambina pareva un miracolo che da una semplice miscela di ingredienti sipotesse ottenere un dolce dolce così ricco e fragrante. Pochi semplici passi: Imburrare lo stampo, distribuite le ciliegie sul fondo, versare una miscela di uova, panna, zucchero, infornare e attendere circa 45′. L’impasto di colore giallo pallido lentamente si mischiava al succo di ciliegia. Macchie viola scuro puntellavano la crosta dorata e frutti sprofondavano mentre l’impasto gonfiava, creando piccoli crateri su di una superficie lunare. Fissavo il forno mentre la torta passava dallo stato liquido a quello solido, osservando il succo della frutta ribollire e caramellare, in attesa che il timer squillasse. Una volta, presa da tale stato di trance, ho bruciato la fronte premendola contro il bordo del forno. La torta andava lasciata raffreddare, ma la mia golosità mi portava a mangiare così in fretta la cena che sarei riuscita a mangiarla bollente, a differenza degli altri commensali che mangiavano ad un ritmo lento e assorto al limite dello snervante. Molto impazientemente attendevo che gli altri terminassero di cenare, le gambe irrequiete in moto oscillatorio sotto il tavolo e l’acquolina in bocca. Poi come in un rituale la torta sveniva spolverata con zucchero a velo, pronta per essere tagliata. Le fette perdevano sempre qualche ciliegia durante il viaggio dalla tortiera al piatto, un invito a nozze per me che non stavo più nella pelle e aspettavo solo di affondare il cucchiaino nel dolce. Con dita veloci le rubavo tutte, una dopo l’altra, non solo mia, ma quelle che cadevano dalle fette di mia madre, mio padre e pure dalla fetta di mia sorella maggiore con la quale i litigi non era insoliti. Sono abbastanza sicura che me la facessero passare liscia solo per una delle mie qualità principali: essere una rompiscatole patentata. Permettermi di rubare le ciliegie era una strategia per evitare ulteriori problemi e mal di testa. Le ciliegie avevano la pelle spessa e compatta, che si rompeva sotto i miei denti rilasciando una polpa dolce, calda e succosa in piccole esplosioni di sapore. Le fette sembravano il risultato di uno strano esperimento per il quale qualcuno avesse cercato di unire crème caramel e una torta, la pastella addensata in un impasto denso e cremoso, cosa che rendeva questo dolce ancora più magico ai miei occhi. La prima cucchiaiata veniva assaporata religiosamente, le papille gustative in allerta pronte ad accogliere la ricca texture cremosa perfettamente bilanciata da un pizzico di vaniglia. Scioglieva lentamente sulla lingua scatenando un irrefrenabile effetto domino sulla mia mente. Dovevo mangiarlo tutto, senza una pausa, quasi in apnea. E così facevo, spazzolando la mia fetta nel più breve tempo possibile, come solo io e mio padre siamo in grado di ripulire un piatto di buon cibo. Non riesco a ricordare di aver mai più mangiato clafoutis dopo la mia infanzia, ma probabilmente nella memoria sono così profondamente incisi questi ricordi che la mia mente fatica a ricordare altri eventi legati a questo classico dolce francese.

Provavo nostalgia per il clafoutis ma quest’anno mi son persa le ciliegie, il mio viaggio a Londra ha coinciso esattamente con gli ultimi giorni buoni per la raccolta, prima che la pioggia guastasse i frutti. Niente clafoutis di ciliegie per me. Fortunatamente le piante ribes hanno dato parecchi frutti e ho trovato facilmente una soluzione per soddisfare il mio desiderio di clafoutis. A differenza della versione con le ciliegie questo dolce è particolarmente interessante in virtù dei suoi contrasti. Il gusto leggermente acidulo delle bacche di ribes è addolcita dalla qualità avvolgente della pastella, morbida, cremosa con un profumo delicato e rotondo di vaniglia. Essendo a dieta ho fatto delle mono porzioni ma si potete fare unagrande clafoutis raddoppiando le quantità degli ingredienti, naturalment aggiungendo qualsiasitipo di frutta oppure noci.

Clafoutis ai ribes
per 4 porzioni in stampi da 9 cm di diametro

50 g farina 00
50 g zucchero
100 ml di latte
70 ml di panna liquida fresca
8 cucchiai di ribes rosso
un uovo
un cucchiaino di estratto di vaniglia
burro per gli stampi

Imburrate gli stampini e ricoprite il fondo con i ribes.
In una ciotola sbattete l’uovo, lo zucchero e l’estratto di vaniglia con una frusta finché otterrete una crema giallo pallido.
Aggiungete la farina e continuate a mescolare con la frusta, po aggiungete latte e panna lentamente continuando a mescolare.
Versate il composto sopra i ribes, riempiendo gli stampi fino a un centimetro circa dal bordo, quindi metteteli nel forno già caldo a 180° C per circa 30′.
Il tempo di cottura è indicativo in quanto il clafoutis è pronto quando la superficie è bella dorata.
Sfornate e lasciate intiepidire.
Spolverate con zucchero a velo e servite tiepido.

6 thoughts on “Childhood memories of my mother’s Clafoutis and Red currant Clafoutis / Ricordi del Clafoutis di mia madre e il mio Clafoutis ai ribes

  1. Che bella descrizione cara Lou di momenti semplici che ma che ti si stampano nella memoria in modo così indelebile. Anche io, sai, rimango spesso ad ammirare le torte che cresono in forno o il pane che cresce e lo trovo un momento dolcissimo, di serenità e relax. Non mi è ancora mai capitato, però, di bruciarmi la fronte :)
    Il tuo dolcissimo clafoutis dev’essere una delizia e sono bellissime anche le foto, con tutte quelle goccioline che scendono dalle cocottine, tutte da leccare :)
    Bacione e buona giornata Lou!

    • Grazie Angiola :)
      Si mi son proprio fatta una riga sulla fronte.
      Penso fosse il bordo di una sorta di filtro che sporgeva da sopra il portellone del forno…ahahah che pinola che sono!
      Ti mando un abbraccio forte e chiaro e ti auguro uno stupendo inizio settimana

  2. Che bello vederti bambina. Curiosa, irrequieta, viva!
    Mi perdo quando racconti di te….amo leggerti ❤
    E’ una giornata ai limiti della follia…sono in albergo stanca morta con una sveglia all’alba sulle spalle….ma sognare è sempre bellissimo…e allora io sogno che tu sia qui con me, vicina, con i tuoi clafoutis e le nostre chiacchiere…
    Non vedo l’ora che ciò si realizzi Amica mia ❤
    Ti voglio bene, capito?

  3. Tutto un incanto…l’immagine di te bambina che rubi le ciliegie nei piatti degli altri e che ti scotti la fronte bel forno e questi meravigliosi piccoli clafoutis! Io amo la frutta e queste preparazioni le adoro…veloci, facili e piene di gusto!
    Un abbraccio forte…

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