Green Adzuki filled Mochi, for a new friend / Per una nuova amica: Mochi agli azuki verdi

MOCHIINTRO

Food speaks to me, and I speak my feelings through food. The ones that know me best are accustomed to this form of communication, and happily welcome my unspoken but cooked/baked words. A meal, a dessert, a “simple” loaf are to me very important and significant gestures. When visiting my friends, may it be in Italy or around the world, dedicating a little of my time to work in the kitchen and put together a meal to feed the people I care the most about is the norm. I am a Southern Italian Mamma deep inside my heart. I always feel the urge to feed the world and nothing makes me happier than filling the belly and warming the hearts of relatives and friends. As soon as I started with the blog my entourage, both real and virtual, has been a driving force in experimenting with new recipes and broaden my culinary horizon.

I met Tatjana recently and have known her for roughly one month. She is a radiant girl, always smiling and extremely polite. She struck me right away, when she told me about her plans for the future and her dreams. She’s a smart and resourceful girl, and I liked her even more when she told me about her love for Japan, a country she often visited and where she had the chance to live for about six months. Japan has been my dream for many years, especially during my University studies in Florence where I got to know many Japanese friends. Of my clumsy attempts to learn a few phrases I still remember a few phrases and can even count to ten. As a diligent kid I played my repertoire and from then on we spoke about our love for Japanese cuisine: udon, mochi, her shock at eating natto and her University thesis about enkai, the Japanese custom to go out, after the work, to drink and eat with office employer and colleagues. Tatjana told me about her love for mochi, even though now that I’m writing I remember her telling me she especially loved black sesame mochi, if only this information came up to my mind earlier! This was enough for me to dust off a recipe that I got to do relatively often years ago, and which had fallen by the wayside: Mochi.

Mochi are typical Japanese sweets, easily found in Italy but not at my latitude in Ticino. These sweets consist in a scoop of adzuki bean (either red or green) paste, black sesame paste or ice cream, wrapped in a rice flour dough. The bean/sesame paste is not overly sweet and also the dough that encloses it has a very little amount of sugar added. The result? Sweets as soft as clouds, slightly rubbery, with the a filling which can be more or less rough (I just crush the beans very roughly while some mixing them thouroughly to have a more uniform and velvety consistency). If you overcome first impressions and fear of the new, which I have often seen in the eyes of many people to whom I offered these cakes, you can be pleasantly surprised. In fact, often those who taste them for the first time aske for more!

This one being an old recipe that dates back to before I started the blog I totally lost track of the sources, the only memory left is that of this video by Cooking with Dog (which I love!) from which I learned the technique to make the rice flour dough without the use of a microwave. I refer you to this link in case you want to use a microwave which is fairly easier and foolproof technique.

Green Adzuki Bean Paste
x 10 balls, 4 cm diameter

100 gr green adzuki beans, rinsed with cold water
35 gr sugar
1 ½ cup water

Boil the beans for 5′, drain.
Change the water, return to a boil, boil 5′.
Cook in 1 and ½ cup of water, bring to a boil and cook over low heat until the beans are soft.
Add sugar a pinch of salt and cook over low heat until the dough reaches the right consistency, the paste must be thick and fall from a spoon into whole lumps.
Let cool.
Prepare balls before the rice flour dough and put them on a plate.
Just scoop out a spoon of paste and roll it in your hands to shape a ball.

Mochi
x 10 pieces

170 gr glutinous rice flour
3.5 tbsp sugar
170 ml water

In a little pan with two metal handles on the sides mix together all the ingredients to get sticky paste, which mustn’t have any lumps.
Place the pan into a bigger one filled with some water, take care that the little pan doesn’t touch the water or it will get too hot, the dough has too cook with steam, not direct heat!
Cover with a lid and tea towel and steam for 15’.
Place the hot dough in a dish coated with plenty of cornstarch (cornflour).
Cover your hands with cornstarch to protect them from the hot mix and prepare small balls as shown in the video.
Flat them out and put the adzuki paste balls in the middle, close as shown in the video.
It is important to work fast because when cool the dough is no longer workable and you will not be unable to close the mochi around the bean paste.
But please do take care not to burn yourself and make sure you always have your hands covered with cornstarch, the dough is hot and sticky and this could turn out bad if the hot dough sticks to your skin.
A tip to help you shaping the mochi: put the dough in a little cup to be able to close the bottom and hold the round shape.

MOCHI-IMPASTO

Per una nuova amica: Mochi agli azuki verdi

Ci mi conosce lo sa (ho cercato invano su youtube un video di Gioele Dix che impersona Alberto Tomba ma non ho trovato nulla, a chi si ricorda consiglio di fare uno sforzo di astrazione e farsi una risata!) spesso parlo attraverso il cibo. Preparare con cura un pasto, un dolce, una “semplice” pagnotta per me sono gesti importanti e molto significativi. Quando vado a trovare le mie amiche in giro per l’Italia e il mondo cerco sempre di ritagliare un poco di tempo in cucina per mettermi ai fornelli e nutrire le persone che mi sono più care. Come spesso dico, in me alberga l’animo di una madre del Sud Italia. Sento l’urgenza di nutrire il mondo e niente mi rende più felice che riempire la pancia e scaldare i cuori di parenti e amici. Ultimamente poi con il blog l’ascolto dei gusti e dei cibi preferiti del mio entourage (concreto e virtuale che sia) è stato un elemento propulsore per sperimentare nuove ricette e ampliare il mio orizzonte.

Tatjana è una ragazza che conosco da poco, pressappoco un mese. È una ragazza solare, sorridente e molto gentile. Mi ha colpita da subito, parlandomi dei suoi progetti per il futuro e il suo sogno nel cassetto. Una ragazza intelligente e piena di risorse, mi è piaciuta ancora di più quando parlando mi ha detto di aver vissuto un periodo della sua vita in Giappone. Il paese del Sol Levante l’ho sognato tanto, soprattutto quando frequentavo l’università a Firenze, città dove ho avuto modo di conoscere molti ragazzi giapponesi. Dei tentativi goffi di apprendere qualche frase ho ancora dei ricordi, e galvanizzata come una bambina di fronte a una confezione di caramelle ho snocciolato il mio magro repertorio per fare colpo sulla nuova amica. Da lì tutto in discesa, l’amore per la cucina nipponica: gli udon, i mochi, il trauma (suo) dell’assaggio al natto e la sua tesi sull’enkai, ovvero l’usanza dei giapponesi di passare la serata del dopo lavoro a bere e mangiare con i propri principali e colleghi. Diciamocelo, ci siamo trovate subito in sintonia. Cosi ho deciso di rispolverare una ricetta che ho avuto modo di fare relativamente spesso un annetto fa, perfezionata perché inizialmente troppo dolce, e che era caduta nel dimenticatoio: i Mochi.

I Mochi sono dei dolci tipici giapponesi, che oramai si trovano facilmente anche in Italia (alle mie latitudini svizzero italiane purtroppo no). Generalmente al centro di questi dolcetti si trova una pallina di marmellata di fagioli azuki che possono essere rossi o verdi, oppure di pasta di sesamo nero o gelato. La marmellata di fagioli non è eccessivamente dolce e anche l’impasto che lo racchiude, fatto con farina di riso glutinoso, zucchero e acqua e cotto al vapore, è poco zuccherato. Il risultato sono delle palline soffici come delle nuvole, leggermente gommose, la marmellata al centro può essere più o meno grezza (ad esempio io schiaccio semplicemente i fagioli mentre alcuni li frullano per avere una consistenza più omogenea e vellutata). Se si supera lo sconcerto ed il timore, che ho visto spesso sul volto di molte persone a cui ho offerto questi dolci, si può rimanere piacevolmente sopresi. Difatti spesso chi li assaggia per la prima volta chiede il bis!

Essendo una ricetta vecchia che risale a prima del blog ho totalmente perso le fonti iniziali, l’unico ricordo impresso nella mente è quello del video di Cooking with Dog (che adoro!) da cui ho imparato la tecnica per fare l’impasto di farina di riso senza l’ausilio di un microonde. Vi rimando a questo link nel caso aveste il microonde, tecnica che consiglio soprattutto perché a prova di errore.

Marmellata di azuki verdi
x 10 palline del diametro di 4 cm

100 gr fagioli azuki verdi, lavati con acqua fredda
35 gr zucchero
1 ½ tazza di acqua

Bollite i fagioli per 5’, scolarli.
Cambiate l’acqua, rimettete a bollore, fate bollire 5’.
Cuocete in 1 e ½ tazza di acqua, portate a bollore e cuocete a temperatura bassa finché i fagioli sono morbidi.
Aggiungete lo zucchero un pizzico di sale e fate cuocere a temperatura bassa finché l’impasto raggiunge la consistenza giusta, ovvero l’impasto deve staccarsi dal cucchiaio in blocco.
Preparate le palline di marmelalta di fagioli prima di fare l’impasto e mettetele su un piattino.

Mochi
x 10 pezzi

170 gr farina di riso glutinoso
3 ½ cucchiai zucchero
170 ml acqua

Mischiate gli ingredienti in una piccola pentola con due maniglie in metallo, fino a ottenere una pappetta appiccicosa e non grumosa.
Mettete la pentola in un’altra più grande con due dita d’acqua, facendo attenzione che la pentola piccola non venga a contatto con l’acqua, perché la cottura deve avvenire con il vapore.
L’impasto deve cuocere al vapore per 15’.
Mettete l’impasto ancora caldo in un piatto ricoperto abbondantemente di amido di mais. Cospargetevi bene le mani con l’amido di mais per proteggerle dal calore dell’impasto bollente e preparare delle palline, che appiattite costituiscono l’involucro per la marmellata di fagioli.
Fate molta attenzione poiché l’impasto è caldo e appiccicoso, due fattori che uniti possono portare a brutte scottature.
Fate in modo di avere sempre le mani cosparse di amido di mais.
È importante lavorare veloce perché raffreddando l’impasto non è più lavorabile e non si riuscirebbero a richiudere i mochi.
Per aiutarvi nel formare i mochi è utile inserire l’impasto in una tazzina per poi richiuderlo sul fondo e tenere una forma rotonda regolare.

10 thoughts on “Green Adzuki filled Mochi, for a new friend / Per una nuova amica: Mochi agli azuki verdi

  1. Lou, bella mia,

    io te ti adoro. E chi se lo scorda quel matto di Gioele Dix quando faceva Tomba!!! Mamma mia che mi hai ricordato…..gli anni 90, quando mi drogavo di mai dire gol e mi ammazzavo dalle risate. Ma perché, quando faceva Ravanelli? Te lo ricordi???
    Che flashback assurdo!!

    Bellissimo il tuo post dedicato alla tua nuova amicizia….ti conosco poco, eppure so già che tu attrai le moltitudini.
    Ti vedo tra i fornelli a spignattare per le persone che ti vogliono bene…..

    Sei bella!

    Grazie per avermi fatto conoscere i mochi :*
    Felicissima giornata
    :* :* :*

    • Mamma mia lo sapevo che i figli degli anni ’80-’90 avrebbero risposto al richiamo di Mai dire gol (che mi ci sono ammazzata pure io e parecchio ;) )
      Grazie per i complimenti, ma ti assicuro che non attraggo nessuna moltitudine!
      Purtroppo la maggior parte delle persone che ho vicino al cuore sono lontane geograficamente, anche se quest’anno ho conosciuto persone vicine geograficamente con le quali sto instaurando delle bellissime amicizie.
      Se fosse per me avrei gente a cena una sera si e una no…ok, magari ogni 2 giorni che dopo un po’ a fare i piatti mi sfavo ;D
      Fammi sapere se ci provi con i mochi, sono particolari ma non ho dubbi che ti potranno piacere ;)
      Ti auguro una splendida giornata (dai che siamo a metà settimana ;) )
      Baci tanti :*

  2. Ciao Lou,
    io sono affetta dalla tua stessa sindrome di nutrizione del mondo! Non a caso fai il pane, che è la forma più antica di amore e nutrizione :) Tu mi trasmetti delle belle sensazioni e leggerti è un piacere. Questa ricetta non la conoscevo e, come dici tu, credo che in Italia lo sia davvero poco, ma è come sempre super interessante apprendere da te!
    Buona giornata e un abbraccio!

    • Che meraviglia la sindrome di nutrizione del mondo…però a volte mi chiedo un poco cosa nasconda…una risposta forse ce l’ho ma ne potremmo parlare in altri luoghi
      Infatti il pane è la forma più basica di alimentazione e quella più significativa, con un ruolo importantissimo in quasi tutte le culture.
      Grazie per i complimenti, questi dolcini sono davvero particolari ma se piacciono è difficile dimenticarseli ;)
      Un abbraccio grande e buona giornata
      Lou

  3. L’idea di trovare fagioli in un fagottino dolce mi ha reso lì per li un po’ perplessa…però sai che ti dico…ne assaggerei uno visto il successo che hanno avuto!!!
    Mi stai diventando sempre più internazionale…bravissima

    Bacioni
    Silvia

    • Ti capisco, non è evidente immaginarsi che siano buoni se si pensa che sono fagioli.
      Ma gli azuki già di per sé sono leggermente dolci.
      Da sempre son appassionata di cibo giapponese e i Mochi li conosco da parecchi anni…solo l’anno scorso mi sono cimentata e ho scoperto che sono facilissimi da fare ;)
      Grazie per i complimenti ma ti assicuro che potrebbe farli chiunque (ok, magari non dei bambini visto l’alto rischio di bruciarsi ;) )
      Un abbraccio e buona serata
      Lou

  4. solo a vederli e a vedere il video m’ è venuta voglia di farli : )) ma si sa che io quello che vedo desidero, quindi… è bastato il tuo racconto per farmi mettere questa ricetta nella mia to-do list!
    p.s.: spero solo di riuscirci.. senza troppi danni……….
    bacio!

    • Ciao Emanuela,
      non sei la prima blogger/amica amante della cucina che me lo dice.
      Ci sarebbe da dire molto su questa nostra inclinazione ;)
      Grazie per i complimenti (contraccambio appieno, il tuo blog mi piace molto ;) )
      Ci si vede in giro per blog
      Un abbraccio e buona giornata
      Lou

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